Bere il vino di duemila anni fa è il desiderio di tutti. Anche chi è astemio sogna di assaporare il “nettare degli dei” degli antichi romani. È per esaudire questo desiderio che nasce il partenariato pubblico privato per l’avvio dell’azienda vitivinicola del Parco che produrrà il “vino del 79 dopo Cristo ”.
Un nuovo capitolo per la viticoltura e la storia del patrimonio naturalistico del sito. Grazie ad una forma speciale di partenariato pubblico privato il Gruppo Tenute Capaldo, e in particolare le due cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, affianca il Parco nella gestione e valorizzazione storica dei vigneti all’interno del sito.
Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vigna “archeologica” con un’estensione che supererà i sei ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune esperienze e competenze.
«Il Parco archeologico fin dagli Anni 90 si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal Laboratorio di ricerche applicate, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari. Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi», commenta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel.
«Oggi il Parco sta investendo in una ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un progetto di azienda archeo agricola che sta interessando anche altre attività, quali coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti».
La nuova azienda vitivinicola – a conduzione biologica – fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche tradizionali per la vite e la trasformazione delle uve, in collaborazione con il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano, oltre a beneficiare delle consolidate competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale. L’obiettivo è duplice: da una parte, produrre vini autentici di elevata qualità, dall’altra integrare la viticoltura con la storia e il percorso di visita del Parco Archeologico. Per Feudi di San Gregorio, da quasi 40 anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni campani (tra cui le viti centenarie di Taurasi), il progetto si iscrive nell’impegno volto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali. «Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio», ha dichiarato Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio.